Alibi: solo alla fine saprai se sei il colpevole

Al corso di teatro facevano fare un esercizio che era anche un po’ gioco, vista la giovane è dei partecipanti.
Si chiamava “gioco al massacro”.
Un attore sceglieva un personaggio e il pubblico descriveva la scena che doveva rappresentare.
Mentre recitava, il pubblico suggeriva altri eventi, sempre più dettagliati e a tratti paradossali, così da mettere in difficoltà l’attore che così migliorava la sua capacità di improvvisazione.
Alibi ci ha un po’ ricordato questo “gioco”.

Tempo di lettura 6 minuti

dV Giochi ha nel suo catalogo due cavalli di battaglia che pensiamo siano ormai noti a tutti.
Sono Deckscape e Decktective, la loro serie originale legata rispettivamente alle escape room da tavolo e agli investigativi.
Questa seconda serie è quella che mostra la maggiore originalità: un caso da risolvere attraverso un mazzo di carte.
Ecco, Alibi può essere pensato come una sua evoluzione, virando poi verso una propria originalità.

Per chi va di fretta
  • La meccanica di Decktective evolve
  • Un mazzo di carte per ogni personaggio, con informazioni da condividere col gruppo
  • Solo un attimo prima della votazioni saprai se sei il colpevole o se sei innocente
  • Tre storie con un’ambientazione “classica”, ma sviluppi originali
  • Ottimo in 5. Meglio in 6-7 che 4.

Alibi
dV Giochi

Da 4 a 7 giocatori. Età 14+

Durata: 60 minuti
Costo: lo trovate su Get Your Fun


Come sempre, attenetevi all’età minima indicata.
Tuttavia, a nostro avviso, le vicende narrate non hanno granchè di violento o scabroso che non si possa leggere in un libro su Sherlock Holmes o di Agatha Christie

Mazzi di carte, uno a giocatore

Come detto Alibi segue la tradizione di dV Games, e del suo developer Sorrentino, di condensare esperienze ludiche in mazzo di carte.
Se eravamo abituati ad un mazzo condiviso, in Alibi ogni giocatore ne ha uno proprio.
Come da tradizione il mazzo di carte non va mescolato e le carte si leggono una alla volta.
Esistono comunque carte condivise.
Alcune carte introducono alla vicenda in oggetto (carte Introduzione, altre invece vengono disposte coperte sul tavolo (carte Indizi).
Da parte invece alcune carte da leggere esclusivamente dopo la fine dell’esperienza per verificare le tesi dei giocatori e trovare la soluzione del caso.

Tre casi che partono da un “tema” classico, per poi svilupparsi in modo originale

Ognuno per 

Chiaramente ogni caso di Alibi è giocabile una sola volta e la scatola ne offre tre.
Non sono collegati tra loro e dopo averli giocati, il materiale è intonso (cosa che non accade in Exit, per intenderci).
Ad inizio partita si trova un modo per assegnare ad ogni giocatore un personaggio, prima o dopo aver letto il prologo.
A quel punto ogni giocatore legge la prima del carta del mazzo che gli è stato conseguentemente assegnato.
Questa carta dà delle informazioni al giocatore riguardo il suo personaggio, con informazioni private che si suppone non siamo note agli avversari.

Diversi livelli… di interpretazione

Vi raccontiamo come abbiamo giocato noi.
In effetti Alibi è un’esperienza che può essere vissuta a diversi livelli.
Tornando al flusso di gioco, in ogni round ogni giocatore pesca la prima carta dal suo mazzo e la legge per sè.
Ci sono dei paragrafi con delle informazioni che il giocatore dovrà obbligatoriamente condividere col gruppo durante quel round.
Non c’è un ordine di turno, ma ognuno inserisce quello che deve dire nel dibattito col tempismo che crede.
Può semplicemente leggere il contenuto della carta, ma l’esperienza potrebbe risultare arida.
Altri paragrafi invece si triggerano solo le alcune parole chiave legate al personaggio vengono menzionate
Ogni giocatore poi può fare tutte le domande che crede e, già in questa fase, mostrare le proprie perplessità sulla credibilità delle storie degli altri giocatori.

Che cosa avrà combinato Alberto?

Anche un po’ gioco di ruolo

Noi abbiamo preferito giocarlo in maniera più role playing, o narrativa se preferite.
Non è obbligatorio.
Nel nostro caso, quando le domande fatte non avevano riscontro nelle carte giocate fino a quel round, abbiamo cercato di dare una risposta plausibile in base alla carta di background letta ad inizio partita.
Bisogna stare attenti, però.
Le carte del round seguenti potrebbero sconfessare il giocatore e pasticciare un po’ tutto: rettificate in qualche modo una risposta data se vedete che le carte successive sono in contrasto con la vostra versione precedente.
Nei paragrafi si può trovare anche l’indicazione di voltare un Indizio.
A quel punto la carta coperta sul tavolo col numero indicato è condivisa con tutti.

L’arringa finale

Come da introduzione, round dopo round, l’intreccio diventa più complicato, con relazioni anche inaspettate tra i personaggi.
Oltre a questa componente sociale ce n’è una investigativa, eredità appunto di Decktective.
Gli indizi sul tavolo, immagini o testo, devono essere analizzati così da mettere in luce dettagli o mettere in ordine la cronologia degli eventi accaduti.
Alla fine dei round, cinque, un’ultima carta darà l’informazione cardine a ciascun giocatore: il suo personaggio è innocente o colpevole?
Ed è qua il passo più difficile da capire che spiazza un po’.
Si è portati a pensare che questa informazione debba essere nota dalla prima carta, in modo da tirare in fili del proprio… alibi… in maniera più “consapevole”.
Beh, Alibi non è un gioco prettamente investigativo.
Alibi è per l’appunto un’esperienza dove dovete sviare l’attenzione dal vostro personaggio.
Che siate i colpevoli o no, nell’atto finale, al momento della votazione, è conveniente che nessuno vi additi come l’assassino.
Se infatti la maggioranza dei giocatori punta il dito contro il reale colpevole, l’assassino perde insieme a tutti quelli che invece hanno indicato un innocente.
Viceversa, se è additata una persona estranea ai fatti, allora è il colpevole a vincere insieme a chi lo aveva votato.

In conclusione

La forza di Alibi, come di solito in questa tipologia di giochi, sta nella componente narrativa.
Credibilità della vicenda, evitare luoghi comuni e deja-vu, sono elementi cardine di questi giochi
Sebbene le ambientazioni di Alibi, come la crociera sul Nilo, siano degli omaggi alla letteratura gialla, le storie si snodano poi con una trama originale.

Alcuni dettagli “tecnici”

Un’osservazione più tecnica potrebbe riguardare la scalabilità.
Alibi è progettato per 5 giocatori, tanti quanti sono i personaggi coinvolti in ciascun caso.
In meno partecipanti, una app indica che personaggio escludere, evitando così di eliminare l’assassino dalla partita.
Il gioco funziona, ma l’esperienza di gioco ne risulta influenzata.
Per 6 o più giocatori si introduce il mazzo Detective: partecipa al dibattito e alla votazione, ma sicuramente non è il colpevole.
La composizione della sua carta non ha indizi, ma domande per stimolare l’investigazione e la partita di per sé.
Una soluzione che funziona, facendoci notare una migliore scalabilità di Alibi verso l’alto anziché il basso.
Notate anche come Alibi, a differenza delle serie citate in precedenza, non sia un gioco cooperativo, ma ognuno deve fare le proprie considerazioni per estraniarsi dai fatti.

Cena con delitto all’italiana

La meccanica “gioco al massacro” funziona: carta dopo carta la situazione di ciascun personaggio si complica, rendendo più difficile trovare una quadra convincente.
Questi eventi, o colpi di scena, ricreano un po’ le cene con delitto, ormai declinate anche in formato weekend.
Inoltre, in base anche alle informazioni private della prima carta, ci stanno tutti i presupposti affinché il giocatore sia portato a pensare che sia il suo personaggio il colpevole.
Ma lo sapremo solo alla fine: è importante avere un buon alibi.

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3 Novembre 2023

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